Verso la fine degli anni Cinquanta, due giovani meridionali di belle speranze rilevano una “frutteria” in disarmo in via Carini. Ben prima della filosofia di Slow Food, della rivoluzione di Eataly, Alfonso, il papà di Teodoro, che intanto ha rilevato la quota dell’ex socio e inserito nell’attività il fratello Luigi, detto Gino, individua nel legame con il territorio, nella freschezza e nella stagionalità del prodotto, nella ricerca del particolare i principi cardine del suo negozio. La frutteria di via Carini non tarda a suscitare l’interesse di molte  riviste enogastronomiche nazionali: menzionata anche sul “Gambero Rosso” diventa punto di riferimento per il quartiere e la città, frequentato da personaggi dello spettacolo, della cultura e della politica.   Negli anni Sessanta i “fratelli Capone” rilevano un esercizio di “Vino e Olio” confinante; estendono le loro conoscenze al campo dell’enologia, fino a quando, Teodoro, subentrato prima allo “zio Gino” , poi al padre, opera una radicale trasformazione e crea l’attività attuale chiamandola Al Grammelot. Ereditando dal padre l’amore per il bello ed il gusto delle cose buone e dal nonno Vincenzo, frequentatore delle vecchie osterie monteverdine degli anni Trenta, la goliardia, ha creato un ambiente unico nel suo genere, sobrio e confortevole, accogliente e poliedrico.