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Molti vorrebbero far
credere che descrivere
il vino richieda
doni particolari. Non è vero.
Tutti possiamo imparare a
farlo. In queste pagine vi mostriamo
quanto possa essere
semplice e divertente.
Osservazione
I tecnici parlano di quattro
diversi parametri da valutare
alla vista: limpidezza, colore,
viscosità, effervescenza.
In pratica, però, il colore è
l’esame più interessante. La
presenza di una componente
blu, che si traduce in riflessi
violacei nei rossi o verdi nei
bianchi è un indicatore di
giovinezza. Se il vino ha già
qualche anno, si tratta di un
grande pregio perché vuol
dire che ha davanti ancora
una lunga vita. Al contrario
il giallo, che dà sfumature di
tonalità più calda, è tipico di
un vino che ha già avuto una
notevole evoluzione. Cosa
che potrebbe essere un campanello
d’allarme se abbiamo
di fronte un vino giovane.
Esame olfattivo
Si svolge in due fasi distinte.
Prima di tutto avviciniamo il
bicchiere al naso senza agitare
il vino. Questo ci permette
di valutare l’intensità dei
profumi: un vino dai profumi
intensi comincerà a farsi
sentire quando il bicchiere è
ancora a una certa distanza.
Se dobbiamo tuffare il naso
oltre il bordo del bicchiere,
abbiamo sicuramente un vino
dai profumi poco intensi.
Attenzione però a non scambiare
la quantità per qualità.
Una buona intensità è desiderabile,
ma molti grandi vini si
distinguono più per l’eleganza
che per la forza dei loro
profumi. L’esame “da fermo”
ci permette anche di sentire
eventuali difetti, come il
sentore di tappo. Poi muoviamo
il bicchiere imprimendo
una leggera rotazione al vino.
Grazie all’arieggiamento
della rotazione si sprigiona
quello che gli esperti chiamano
il “bouquet” del vino.
Tutti i vini, di qualsiasi prezzo,
dovrebbero sempre avere
un profumo piacevole e “pulito”,
senza odori sgradevoli.
Mentre in un vino da tutti i
giorni ci aspetteremo però di
sentire un profumo semplice,
con poche sfumature, da
un grande vino esigiamo un
bouquet complesso che spazi
attraverso varie categorie
di profumi, dal floreale al
fruttato allo speziato e così
via. Da un vino importante,
magari invecchiato, ci aspetteremo
anche che abbia una
sensibile evoluzione nel bicchiere,
cioè che la composizione
dei profumi cambi se
lo lasciamo qualche minuto
nel bicchiere.
Assaggio
Il vino è fatto per essere bevuto
e le sensazioni che ci
dà in bocca sono le più importanti
e anche le più complesse,
dato che coinvolgono
più sensi. Infatti la lingua
è anche molto sensibile al
tatto. È questo che, oltre alle
sensazioni che riguardano
la temperatura del vino, ci
fa sentire l’astringenza del
tannino dei vini rossi, la corposità
del vino, il gradevole
“solletico” delle bollicine e
anche la sensazione simile al
calore data dall’alcol. Nelle
sensazioni che il vino ci dà
in bocca, torna a essere determinante
l’olfatto.
Sensazioni finali
Dopo che il vino è stato deglutito,
cosa che è sempre
meglio fare anche in una
degustazione, ci rimangono
da valutare due aspetti: la
persistenza e il retrogusto,
chiamato anche finale di gusto.
La persistenza è data dal
tempo in cui ci rimangono
in bocca le stesse sensazioni
che sentivamo quando c’era
il vino. Un vino semplice
potrà avere una persistenza
limitata a due o tre secondi.
Da un grande vino ci aspettiamo
che la sua “impronta”
si conservi anche per dieci o
quindici secondi. Il retrogusto
è la sensazione che rimane
alla fine di tutto. Può anche
non essere presente, ma
se c’è dovrebbe, ovviamente,
essere gradevole.
Molte delle sensazioni
che chiamiamo “sapori”
perché le sentiamo in
bocca ci vengono in realtà
dall’olfatto. Dal punto
di vista fisiologico i veri
sapori, cioè le sensazioni
percepite dalle papille
gustative che abbiamo
sulla lingua, sono solo
quattro: dolce, amaro,
salato, acido. Tutte le altre
componenti del “gusto”
del vino, come di tutti i
cibi e le bevande, sono
sensazioni aromatiche che
percepiamo esattamente
con gli stessi recettori
nervosi che ci trasmettono
i profumi, collocati nel
“bulbo olfattivo” che si
trova subito sopra le cavità
nasali. L’unica differenza è
che quelli che chiamiamo
comunemente profumi
sono aspirati dall’esterno
attraverso il naso, mentre
quelli che crediamo di
sentire in bocca arrivano
attraverso i canali
retronasali che mettono in
comunicazione il cavo orale
con l’apparato olfattivo.
Il fatto che certi profumi
si sentano più facilmente
in bocca che nel naso, o
viceversa, dipende dal
diverso grado di volatilità
delle sostanze che ne sono
responsabili. Tecnicamente
si chiamano “odori”
quelli che arrivano più
facilmente al naso e sono
dati dalle sostanze che si
separano più facilmente
dal supporto, che si tratti
di vino o di un frutto. Gli
“aromi” sono definiti i
profumi che si sentono per
via retronasale e sono dati
dalle sostanze più “pesanti”
o comunque legate al cibo
o alla bevanda.
Profumi
e sapori
Degustare un vino significa tradurre le sensazioni in parole.
In queste pagine vi sveliamo i segreti per scegliere quelle giuste
Tecniche e parole
per capire il vino.
da ABC DELLA DEGUSTAZIONE - IL MIO VINO 2009
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