| L'affare si complica - "IL MIO VINO" 8-2008 |
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| Dopo che gli americani avevano minacciato di bloccare le importazioni di Brunello di Montalcino in mancanza di una certificazione attendibile che ne garantisse la conformità con il disciplinare (leggi uso esclusivo di uva sangiovese grosso), il ministro dell’agricoltura Luca Zaia ha preso il toro per le corna .... e in un sol colpo ha esautorato il consorzio di tutela e ha avocato al suo ministero l’autorità di emettere la certificazione richiesta dagli americani. Quindi oggi chi vuole esportare negli Stati Uniti deve richiedere un certificato di conformità all’ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari - ufficio periferico di Firenze. Il certificato viene rilasciato in base alla documentazione presentata dalla azienda produttrice sulla provenienza delle uve o del vino in caso di imbottigliatori. Insomma si tratta di una indagine fatta tutta sulle carte (fatture, bolle di consegna, registri di cantina eccetera) fornite dal produttore. Il decreto del ministro precisa che la procedura di certificazione si applica solo alle bottiglie che devono essere esportate negli Stati Uniti e l’ufficio di Firenze verifica la tracciabilità di ciascuna delle partite di vino oggetto di esportazione. Questo è già un bel passo avanti visto che il consorzio di tutela aveva chiaramente dimostrato di non essere capace o di non voler provvedere ad una seria certificazione. Un plauso quindi al ministro che ha saputo intervenire con decisione e velocità encomiabile. Restano però un paio di dubbi non trascurabili. Il primo riguarda la propensione a delinquere delle aziende che hanno già dimostrato con i fatti di essere capaci di aggirare le norme e commettere una frode (così va definito il comportamento di chi non ha rispettato il disciplinare tagliando il vino con altre uve e mettendolo in commercio come Brunello di Montalcino). I controlli del ministero avverranno solo sulle carte che non potranno mai indicare davvero se il vino è stato tagliato o meno. Vini da taglio in Italia ne girano a tonnellate e non tutte queste tonnellate sono fornite con tanto di fattura e bolla di consegna. Va detto che la tecnologia per misurare in laboratorio se un Brunello è puro o tagliato con altre uve esiste e dà risultati molto attendibili. È una tecnologia sviluppata in Italia ed è alla portata di tutti. Basta usare i laboratori giusti. Viene da chiedersi cosa potrebbe accadere se un Brunello di Montalcino che ha ottenuto la dichiarazione di conformità da parte del ministero dovesse poi invece risultare tagliato in base ad analisi fatte in laboratorio. Credo ne deriverebbe un disastro davvero serio per tutta l’industria vitivinicola italiana. L’ipotesi non è poi così peregrina perché credo sia facile pronosticare che prima o poi qualcuno si vorrà togliere lo sfizio di far controllare in laboratorio i Brunello più chiacchierati e dotati del certificato del ministero per l’esportazione negli USA. Il secondo dubbio riguarda la produzione di Brunello delle aziende che hanno messo in commercio l’annata 2003 taroccata. Vi sembra mai immaginabile che cinque anni fa queste aziende si siano di colpo ravvedute e abbiano per le annate successive mutato rotta rispettando fedelmente il disciplinare? A me non piace pensar male della gente ma francamente credo sia ragionevole immaginare che un tal ravvedimento non sia avvenuto e comunque non abbia coinvolto tutte le aziende che avevano commesso la frode nella annata 2003. Se questo è il caso, allora l’affare si complicherebbe davvero molto perché vorrebbe dire che nelle cantine di Montalcino ci sono già enormi quantitativi di Brunello prodotto e imbottigliato nelle annate successive al 2003 in frode al disciplinare. Fidarsi solo delle carte per giurare che quei Brunello sono veri e puri appare esercizio davvero pericoloso. Ne deriva quindi che forse il ministro Zaia farebbe bene a dare ulteriore dimostrazione del suo encomiabile decisionismo chiedendo che qualcuno, magari il consorzio di tutela, sottoponga ad analisi di laboratorio campioni di tutte le partite di Brunello di Montalcino giacenti nelle cantine. Solo così ci si può mettere al sicuro da ulteriori gravi disastri e solo così forse si capirà che l’affare Brunello è molto più complesso di quanto ci hanno sino ad ora raccontato. Gaetano Manti Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo |
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